Il Governo del Regno Unito ha approvato l’uso a domicilio dell’aborto farmacologico (FINO ALLA 9° SETTIMANA). La Francia ha fatto lo stesso, e anche altri paesi si stanno mobilitando per adeguarsi a questo provvedimento. I due paesi che hanno per primi legittimato questa procedura, hanno un sistema che prevede anche una gestione non esclusivamente medica dell’interruzione volontaria di gravidanza. Nel loro servizio sanitario infatti sono annoverate anche le ostetriche come operatrici in grado di seguire la donna nell’aborto farmacologico, permettendo una condivisione di responsabilità e oneri che facilita l’accesso al servizio.

In Italia, il Movimento Pro-choice sta raccogliendo le firme per una richiesta chiara al governo, ossia quattro modifiche delle procedure e dei termini vigenti che permetterebbero un accesso all’aborto farmacologico in linea con le linee guida e le raccomandazioni di società scientifiche internezionali. Queste richieste sono particolarmente importanti in un momento di crisi sanitaria come questa, in cui le normali procedure in uso risultano incompatibili con la pandemia in corso. Le richieste sono: estendere a 63 giorni il termine (che attualmente è 48 giorni), eliminare l’obbligo di ricovero, promuovere la somministrazione di mefipristone (RU486) in ospedale al momento dell’accesso (con visione o effettuazione dell’ecodatazione, certificato e colloquio) e la seconda somministrazione di misoprostolo a domicilio (con assistenza in remoto).

Queste richieste sono da considerarsi attuabili fin da subito sia per affrontare la difficoltà del momento, sia per allinearsi con le linee guida internazionali, e non ultimo per la facilitazione dell’accesso a un servizio che risulta attualmente troppo farraginoso. Laiga allega qui gli articoli e i documenti che descrivono questa situazione, l’appello del movimento pro-choice e la petizione dello stesso movimento.

Articoli:

prochoice.it
time.com
theguardian.com
prochoice.it

Appelli e petizioni:

prochoice.it
change.org prochoice.it

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