In vista della giornata internazionale per l’accesso a un aborto sicuro (28 settembre) facciamo il punto sull’applicazione del diritto all’aborto in Italia. È stata pubblicata il 30 luglio di quest’anno la relazione annuale che riferisce al Parlamento i dati 2019 e preliminari del 2020 sull’attuazione della legge 194, legge che dal 1978 permette le interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) in Italia. La relazione traccia un quadro generale sul rispetto del diritto all’aborto nel nostro Paese, le diseguaglianze nell’accesso a tale diritto e sottolinea alcune criticità su cui è il caso di soffermarsi. Tra i punti più importanti segnaliamo il ruolo ancora importante dei consultori e la percentuale di obiettorə di coscienza.

Per farsi un’idea generale, il numero di IVG nel 2019 è di 73.207 ed è riconfermato un trend di diminuzione in tutta Italia (-4,1% rispetto al 2018), con anche una riduzione di chi che ricorre all’aborto per la prima volta. È confermato il ruolo importante che i consultori svolgono in questo percorso per molte persone, accompagnandole dall’inizio – la maggior parte delle persone gestanti si rivolgono ai consultori per il rilascio dei documenti (44,2%) – fino alla fase post-aborto. Questo perché l’aiuto fornito non si ferma al rilascio dei documenti necessari per la richiesta di IVG, ma è costituito da un supporto strutturale su più livelli, dalle consultazioni alle visite ginecologiche. Questa assistenza, tuttavia, non è assicurata su tutto il territorio in modo uguale, così come variano molto a livello regionale i tempi di attesa, che in una procedura come l’IVG è consigliabile siano i minori possibili. A causa di queste problematicità, troppe donne si trovano a dover uscire dalla propria regione di residenza per accedere a un diritto che dovrebbe essere garantito in modo eguale su tutto il territorio nazionale.

Nonostante l’obiezione sia lievemente in calo, il numero di ginecologi e ginecologhe obiettorə di coscienza resta molto alto, con una media nazionale del 67%. Il dato varia molto sul territorio, e quattro regioni segnano purtroppo una percentuale addirittura superiore all’80% (Basilicata, Campania, Molise, Sicilia). Una percentuale di obiezione comunque alta, ma più moderata, si registra anche tra anestesisti (43,5%) e personale non medico (37,6%) a livello nazionale. Questo si traduce in un carico di lavoro più elevato per lə ginecologə non obiettorə e un servizio meno efficace per tuttə. La relazione sottolinea anche una diminuzione degli ospedali che praticano IVG nel 2019: sono scesi dal 64,9% del totale nel 2018 al 63,1%. La situazione è particolarmente critica a Bolzano e in Campania, dove gli ospedali in cui è possibile abortire sono meno del 30%. Dalla sua fondazione, Laiga si occupa anche di fornire informazioni e supporto alle persone gestanti che si approcciano all’aborto. Per questo motivo è ora disponibile sul nostro sito una mappa degli ospedali dove è possibile accedere all’IVG nel nostro Paese, in modo tale da sopperire a un’informazione poco trasparente da parte dello Stato delle strutture che garantiscono questo diritto.

Le criticità segnalate dalla relazione rispetto all’alta percentuale di obiettori e obiettrici di coscienza devono essere prese in considerazione per una piena applicazione del diritto all’aborto. Vogliamo un accesso all’aborto libero, laico e non stigmatizzato. Vogliamo una sanità basata sul rispetto e la garanzia dei diritti delle donne tutto l’anno, non solo il 28 settembre.

Eleonora Sironi

https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3103_allegato.pdf

https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=20600&LangID=E