di Sofia Garcia Ramos

Pochi giorni fa salutavamo uno degli anni più difficili degli ultimi tempi. Un anno che, sorprendendo molti/e, è finito con un evento storico che ha reso il mondo un luogo un po’ più giusto. Durante la notte del 30 dicembre 2020, il Parlamento argentino ha approvato la legge di Interruzione Volontaria della Gravidanza, che legalizza l’aborto nel paese. Quella stessa notte, il movimento femminista e intersezionale argentino ha consacrato la tappa finale di un
cammino decennale di lotta, organizzazione e mobilitazione nelle strade, sotto il motto “la maternità sarà desiderata o non ci sarà“. L’ultima lunga notte ha visto migliaia di donne nella “Plaza de los Congresos” a Buenos Aires, e in ogni piazza e angolo del paese, per accompagnare la votazione parlamentare del progetto di legge di Interruzione Volontaria della Gravidanza.


E’ stata l’ultima di altrettante giornate di lotta e di mobilitazione iniziate con la generazione delle “pioniere” l’8 marzo 1984, quando ancora era molto difficile mettere sull’agenda pubblica le richieste femministe dato che il paese aveva appena recuperato la democrazia dopo l’ultima dittatura militare (1976-1983). 


Da allora, si è accesa la fiamma di un movimento che a partire di 1986 cominciò a organizzarsi celebrando ogni anno l’Incontro Nazionale delle Donne, per dibattere e mettere sul tavolo problematiche relazionate alla cultura patriarcale. L’unità e l’organizzazione iniziarono a dare i
loro frutti e le donne cominciarono a conquistare diritti: la patria potestà condivisa, il divorzio, le quote rosa, programmi di riproduzione sessuale responsabile e parto rispettato. In quel contesto, nel 2005 si creò la Campagna Nazionale per il diritto al aborto, un’ampia rete di
gruppi femministi, donne attiviste, personalità e organizzazioni per i diritti umani, esponenti dell’ambito scientifico e accademico. Questo collettivo improntò il dibattito dell’interruzione della gravidanza intorno ad una questione di salute pubblica, dato che ogni anno migliaia di donne perdevano le loro vite a causa di aborti clandestini e insicuri. Inoltre, la discussione metteva in rilievo un problema di giustizia sociale perché coloro che morivano erano, in maggioranza, donne povere e provenienti da contesti vulnerabili che non avevano i mezzi per interrompere una gravidanza in condizioni sanitarie adeguate.


Gli anni passarono e le richieste femministe cominciarono ad attirare sempre più l’attenzione pubblica, specialmente, a partire dal 2015 con la prima manifestazione di “Ni una Menos” per denunciare e fermare la violenza maschilista che giorno dopo giorno provocava nuove vittime.
La crescente sensibilizzazione delle generazioni più giovani attorno a questa problematica fu la chiave per radicare nella società e nelle strade la discussione sul diritto all’aborto che arrivò al Parlamento per la prima volta nel 2018. Sebbene in quell’occasione il Senato rifiutò la legge, la “marea verde” continuò agitando le onde e rilanciando le rivendicazioni più importanti della lotta: togliere le donne della clandestinità, smettere di criminalizzare le decisioni su loro corpi e
ottenere autonomia, desiderio e libertà sui loro progetti di vita.


Il 2021 si apre sulla scia di questa grande conquista, come il primo anno in cui in Argentina l’aborto è legale, sicuro e gratuito. Questi sono i punti centrali della Legge:

  1. Si consacra il diritto di donne e persone con capacità di gestazione a decidere l’interruzione della gravidanza fino alla 14a settimana gestazionale inclusa per qualsiasi motivo. Passata la 14a settimana, si potrà accedere all’aborto in caso di pericolo per la vita o la salute o in caso di stupro.
  2. La persona gestante deve accedere all’aborto entro i 10 giorni successivi alla richiesta. Inoltre, deve presentare un consenso informato per la realizzazione della pratica e, per casi di minori di 13 anni, anche l’accompagnamento di genitore o tutore.
  3. Il/la medico/a che debba intervenire in maniera diretta nell’interruzione della gravidanza ha il diritto di esercitare l’obiezione di coscienza. Tuttavia, deve garantire il corretto indirizzamento della paziente a un altro professionista in forma tempestiva. In ogni caso, il/la medico/a non potrà negare la procedura se la salute o vita della persona sia in pericolo. 
  4. Il sistema sanitario, sia pubblico che privato, deve incorporare la copertura integrale e gratuita dell’interruzione volontaria della gravidanza e le cure sanitarie post-aborto.
  5. Si modifica l’articolo 85 del Codice Penale dell’Argentina che puniva coloro che causassero un aborto con una pena da 3 a 10 anni di carcere. In sostituzione, l’articolo 86 ritiene che “non è delitto l’aborto realizzato con consenso della persona gestante entro la 14a settimana gestazionale
    inclusa”.

“Il fatto che l’interruzione di gravidanza sia consentita per libera scelta della donna fino alla 14a settimana gestazionale è un punto importante e più avanzato rispetto alla situazione in Italia, dove le donne possono accedere all’aborto solo entro 90 giorni” ha affermato Silvana Agatone, presidente di
LAIGA, Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della Legge 194/78. “Il movimento sociale argentino che ha lottato per decenni per rendere possibile questa vittoria è davvero un bell’esempio da cui trarre ispirazione per cominciare con grinta questo nuovo anno”.